RFID vs. Tracciatura Ottica nel Magazzino

In passato abbiamo parlato del RFID, acronimo per Radio Frequency IDentification (identificazione a radiofrequenza): si tratta di una tecnologia che utilizza le onde radio per identificare e tracciare gli oggetti ma anche le persone (badge) e gli animali (chip).
 
 
Sono stati creati per sostituire gli identificativi stampati a lettura ottica (codici a barre, QR) o magnetica (carte o badge che andavano “strisciati”) permettendo una tracciatura a distanza fino ad una decina di metri indipendentemente posizione dell’oggetto: questa tecnologia è considerata rivoluzionaria perchè, al contrario delle precedenti, può leggere anche chip nascosti alla vista senza bisogno di intervento umano.
 
 
Si compongono di
 
- un lettore: collegato al sistema operativo, è dotato di antenna che emette il segnale di ricerca mediante onde elettromagnetiche
 
- un sistema passivo detto “tag” posizionato sull’oggetto / soggetto da tracciare: quando entra nel campo del lettore, si attiva e trasmette i dati in esso memorizzati al lettore che li elabora e li trasmette al sistema centrale includendo altre informazioni come posizione e orario del rilevamento.
 
 
Le onde elettromagnetiche possono essere
 
- a bassa frequenza: trasmissione più lenta, occorre che il lettore ed il tag siano a contatto; tecnologia riservata a soggetti sensibili come persone / animali
 
- ad alta frequenza: più veloce ma occorre che il lettore ed il tag siano a brevissima distanza; ideale per quei sistemi dove, per sicurezza, bisogna evitare letture accidentali: carte di pagamento, badge per accesso ad aree riservate ecc.
 
- ad altissima frequenza: come il precedente ma funziona fino a circa 10 metri di distanza; ideale per quegli utilizzi in cui la lettura non può essere fatta in prossimità: magazzini, logistica e simili
La tecnologia RFID era costosissima all'inizio degli anni ’90 ma è diventata estremamente conveniente nei primi anni 2000 grazie alle enormi economie di scala quando ha completamente rimpiazzato le bande magnetiche ed ha iniziato ad imporsi come alternativa sofisticata ai codici stampati.
 
 
Un ulteriore impulso alla diffusione del RFID si è avuto quando la tecnologia di riscrittura dei tag è diventata accessibile e di facile utilizzo. La necessità di riscrivere il tag emerge quando lo stesso è applicato – ad esempio – su un contenitore e deve essere aggiornato ad ogni operazione; in questo modo la riutilizzabilità del tag è virtualmente infinita.
 
 
Limiti del RFID
 
- il segnale elettromagnetico può generare errori in presenza di grandi superfici metalliche o liquidi
 
- il tag ha un suo peso e rigidità che impongono delle attenzioni al momento del posizionamento: non si può incollare come un’etichetta ma va fissato saldamente ed in una posizione protetta.
 
- se abbiamo più contenitori vicini, ognuno con un suo tag, il sistema li legge tutti ma non riesce a distinguerli sino a quando non vengano separati: questo è un limite nei magazzini con alta densità di prodotti.
 
- vi possono essere applicazioni dove la trasmissione di onde elettromagnetiche – anche a bassa frequenza, per pochi istanti e con potenza ridotta – è sconsigliata o non gradita: pensiamo ad ambienti dove ci potrebbe essere rischio di interferenze con altre apparecchiature
 
- non esiste una frequenza standard internazionale: il tag che funziona in Europa può essere illeggibile in alcuni paesi dell’estremo oriente.
 
In tutti i casi sopra riportati l’alternativa resta il codice stampato: la grande catena di distribuzione come anche il colosso dell’e-commerce hanno compreso che è inutile imporre ai fornitori orientali o la piccola azienda artigianale di integrare dei tag nel loro prodotto all’origine perché l’esperienza insegna che una parte, sia pur minima, della merce arriverà con il tag sbagliato / mancante / non funzionante.
 
 
L’azienda di distribuzione applicherà il proprio identificativo al primo ingresso della merce nei loro magazzini; per praticità si usano sistemi ad uso interno come un Codice a Barre “non normato” o un “Mini QR” che sono più flessibili e facile da gestire rispetto agli EAN13 o i QR standard.
 
 
Le etichette sono stampate ad altissima velocità e con grande precisione su carta autoadesiva e incollate sull’imballo secondario o terziario grazie a getti controllati di aria compressa che evitano il contatto con il prodotto e permettono di gestire merce di tutte le forme o prodotti fragili anche quando sono in movimento. Un sensore dedicato farà un tentativo di lettura immediatamente a valle dell’applicazione, intercettando e mettendo fuori linea la merce con errori di etichettatura.
 
Il sistema di stampa del codice è a trasferimento termico: più affidabile, pratico, preciso e veloce.
 
 
In questo modo il contenitore avrà un’etichetta univoca ed identificabile anche se in mezzo ad altri prodotti simili o se in rapido movimento su nastri trasportatori.
 
 
C.B. maggio 2026
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