Embedded RFID nei prodotti della Grande Distribuzione: criticità legate alla privacy e soluzioni

Abbiamo già parlato dei vantaggi enormi legati alla possibilità di identificare il singolo prodotto con in tag RFID: velocità e precisione dell’inventario, ottimizzazione delle scorte, riduzione dell’obsoleto, facilità di gestione da parte del personale, antitaccheggio, migliore esperienza di vendita …
 
 
Grazie al bassissimo costo del tag la loro diffusione è diventata estremamente popolare ed ha attirato l’attenzione degli studiosi per Situazioni Potenzialmente Lesive dei diritti in materia di Privacy ad esempio quando un consumatore acquista merce dotata di tag RFID integrato nella struttura, come un capo di abbigliamento sportivo con il tag cucito nell’etichetta in modo invisibile.
 
 
Tra le caratteristiche del tag di cui abbiamo parlato nella puntata precedente c’è la vita tecnica teoricamente infinita: per questo il consumatore si porta dietro inconsapevolmente un tag che può essere “interrogato” da una decina di metri di distanza e quindi può essere tracciato anche a distanza di anni dall’acquisto. In questo modo si possono ricostruire le abitudini di vita dei consumatori, si possono registrare i loro spostamenti e tanto altro.
 
 
È vero che il tag RFID non contiene i dati del proprietario ma si può incrociare le informazioni del tag con quella di altri tags portati dalla persona assieme alle altre “tracce elettroniche” che si seminano abitualmente (pagamenti elettronici, cellulare, chip contenuto nelle tessere identificative …) in modo da completare l’identificazione in modo univoco.
 
 
Le agenzie che si occupano di Ricerche di Mercato potrebbero quindi identificare i consumatori e ricostruire le loro abitudini di acquisto con estrema precisione: queste informazioni sono solo apparentemente banali e priva di valore mentre in realtà le aziende pagano cifre enormi per averle. Ovviamente questro tracciamento non è legale. 
 
 
Soluzione proposta:
  1. informare il consumatore che i prodotti in vendita contengono un tag RFID
  2. disattivare il tag o riscriverlo in modo che non fornisca alcuna info utile: ad esempio all’atto del check-out e pagamento il sistema legge i tags per identificare i prodotti e, contestualmente, li riscrive tutti con una serie di “zeri” rendendo la tracciatura impossibile
In realtà il problema è più teorico che pratico: con una portata attorno a 10 metri sarebbe necessario un numero enorme di sensori per una tracciatura su larga scala e ci sarebbero costi esorbitanti; inoltre va detto che il sistema ad onde elettromagnetiche va tarato in funzione dell’ambiente e degli elementi che potrebbero interferire come metalli o acqua: l’utilizzo in aree affollate di persone (composte al 70% di acqua) o con traffico veicolare (metallo) può dare risultati errati. 
 
In conclusione: il problema sembra sopravvalutato dato che si può risolvere con la riscrittura del tag e – comunque – resta sempre il limite dell’area fisica.
 
 
Risultati migliori (legali o meno) e comunque ad una frazione del costo si possono avere con il tracciamento visivo grazie all’Intelligenza Artificiale: i primi “Supermercati Senza Casse e Personale”, dove decine di telecamere riprendono il consumatore e l’IA capisce cosa si sta acquistando e addebita l’importo sulla Carta di Credito all’uscita, sono una realtà anche in Italia; gli sviluppi tecnologici includono l’analisi del comportamento, osservazione dei punti focali, ricostruzione degli schemi di percorso …
 
Questo sistema – perfettamente legale se condotto in forma anonima in un negozio con le informative del caso – potrebbe essere usato in maniera fraudolenta per tracciare le persone, osservare con chi interagiscono, ricostruirne le abitudini o peggio. I supermercati cui sopra garantiscono un perfetto anonimato adoperando videocamere ad infrarossi, che non permettono di riconoscere il viso dei clienti. Inoltre le immagini registrate vengono cancellate poco dopo il pagamento. 
 
 
Altra problematica è quella legata alla tracciatura dei dipendenti mediante il badge RFID: l’azienda può richiedere al personale di tenere sempre visibile il badge identificativo (che contiene un RFID) ad usarlo per “timbrare” ma non può – in assenza di accordi sindacali e con l’accettazione consapevole dei singoli operatori – utilizzarlo per tracciare i movimenti degli addetti all’interno dei locali.
 
C.B. maggio 2026
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