Gli eventi infausti che accadono in Medio Oriente nella primavera 2026 stanno portando ad un incremento del prezzo del petrolio e, di conseguenza, dei carburanti.
Ad un osservatore esterno i rincari del gasolio possono apparire soltanto un “fastidio” per il settore Logistico: come ogni azienda commerciale – si potrebbe pensare – anche gli operatori dell’autotrasporto dovranno semplicemente ribaltare i costi sul loro cliente che, a sua volta, lo ribalterà via via fino al cliente finale.
La realtà nella Logistica è radicalmente diversa: i contratto sono di Lungo Periodo e – spesso – non prevedono adeguamenti tariffari che permettono di trasferire tutti gli aumenti che dovranno essere assorbiti dall’azienda.
Per le aziende di movimentazione merci su strada il carburante è attorno al 30% dei costi operativi: l’aumento del 24% del carburante a causa dei recenti eventi geopolitici può essere un colpo insostenibile anche nel breve periodo. Considerando che il serbatoio di un autoarticolato contiene sui 500 litri di carburante, l’aumento di costo è sui 200 Euro per un pieno che per l’azienda significa mangiarsi il margine già risicato dalle guerre tariffarie.
In aggiunta: il gasolio si paga sempre pronta cassa o con termine brevissimo mentre i clienti pagano sempre a 30 / 60 giorni; durante i periodi di crisi le aziende tendono a ritardare ulteriormente i pagamenti agli autotrasportatori arrivando a 90 o persino a 120 giorni. Per i piccoli trasportatori è facile andare in crisi di liquidità.
Secondo le stime della CIGA un’impresa di autotrasporto su cinque sarà costretta a chiudere entro fine 2026 se la situazione continuerà su questi binari. Chi ci rimetterà saranno le aziende più piccole, quelle finanziariamente svantaggiate e più deboli dal punto di vista contrattuale nelle trattative con i clienti.
Alcuni contratti prevedono l’applicazione del cosiddetto “Fuel Surcharge”: un meccanismo che adegua le tariffe nel caso di oscillazioni del prezzo del carburante oltre una determinata soglia, ma questo sistema purtroppo non funziona come dovrebbe: da una parte il meccanismo non è abbastanza veloce nel recepire gli aumenti repentini, dall’altra molti clienti si rifiutano di applicare la revisione dei prezzi del tutto o in parte, scaricando i costi sulle spalle delle aziende di trasporto.
Sono stati segnalati comportamenti scorretti, al limite del Codice Penale, da parte di aziende che hanno aumentato i prezzi per i clienti finali motivandoli con il caro carburante ma d’altra parte hanno negato il “Fuel Surcharge” ai fornitori.
Come possono reagire le aziende di Autotrasporto per ridurre il costo del carburante ?
- contratti “blindati” con clausole che garantiscono adeguamenti prezzo automatici ed in tempi ragionevoli
- far adottare uno stile di quida "eco" concapevole agli autisti
- razionalizzazione dei percorsi
- ottimizzazione dei carichi
- programmare la flotta mezzi con un mix di combustibili alternativi per abbassare la dipendenza da un tipo di carburante e ridurre il rischio
- verificare il perfetto stato di manutenzione dei mezzi, in particolare la pressione dei prumatici, per evitare sprechi di combustibile
- ridurre la resistenza aerodinamica con deflettori ma anche curando la pulizia del mezzo da fango e mosceriini
- limitare l'uso della climatizzazione e preferire la funzione "eco"
- ridurre la velicità da 90 km/h a 80 km/h, anche grazie all'Adaptive Cruise Control, porta ad una riduzione dei consumi almeno del 10%
- alcuni carburanti portano risultati migliori di altri con certi motori / su determinati percorsi
- accurata pianificazione delle soste per rifornimento
C.B. aprile 2026
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