Ovvero: ciò che toglie i sonno ai programmatori delle scorte
La pianificazione è un processo molto delicato: quantità eccesive sono una zavorra economica, rischiano di saturare lo spazio a disposizione e creare obsoleti; quantità insufficienti causano rotture di stock con clienti insoddisfatti e mancato fatturato.
Chi pianifica gli ordini ai fornitori deve tenere conto delle loro caratteristiche: tempi di consegna, affidabilità, volume minimo, tempo di transito, rischio geopolitico … inoltre, il bravo pianificatore lavora a braccetto con i colleghi di vendite e comunicazione per avere il polso sulle previsioni di vendita, da trasformare in ordinativi. La visione sul futuro, inteso non solo come fatturato ma anche come livello di servizio, è essenziale per chi pianifica le scorte.
Prima abbiamo detto che il pianificatore deve conoscere le caratteristiche dei fornitori:
- Quanto tempo impiega ad evadere un ordine: non il dato standard ma quello dinamico in funzione del carico di lavoro, della stagionalità eccetera. Il pianificatore deve anche monitorare le deviazioni rispetto al tempo di consegna promesso e – eventualmente – mettere in pista le azioni correttive.
- Affidabilità del fornitore: durante i periodi difficili il fornitore può avere grossi problemi finanziari o di approvvigionamento. Il pianificatore deve avere la situazione sotto controllo compreso il “Piano B” e cioè fornitori alternativi.
- Volume Minimo di Ordine: se è di molto superiore al necessario va negoziato oppure va cercato un altro fornitore.
- Tempo di Transito: fornitori dall’Oriente sono apparentemente la soluzione ideale, sino a quando non emergono difficoltà nel trasporto che possono far ritardare la consegna di settimane.
- Rischio Geopolitico: guerre che interrompono le vie di comunicazione, dazi, oscillazioni del cambio, boicottaggi eccetera. Obbligatorio il “Piano B”
Il bravo pianificatore avrà sotto controllo tutti questi fattori ed avrà previsto degli ammortizzatori per minimizzare l’impatto degli eventi di turbativa, prevedendo scorte maggiori per i fornitori a rischio; ovviamente andrà fatta una valutazione costi / benefici perché stiamo caricando un onere finanziario sull’azienda oltre ai rischi di obsolescenza.
La valutazione dei costi dovrà tenere conto non solo del mero importo fatturato (che, alla bisogna potrà essere bilanciato da termini di pagamento più lunghi negoziati per le scorte di sicurezza) ma anche del disagio di avere a magazzino merce in eccesso rispetto al necessario: più celle occupate, necessità di riprendere in mano più volte la merce e così via con sbilanciamento dei KPI.
In conclusione: il lavoro del pianificatore delle scorte del magazzino non è semplice. Avere previsioni di vendita solide – che vanno comunque interpretate – è solo un punto di partenza; il vero lavoro è quello del bilanciamento tra le esigenze aziendali minimizzando gli impatti. È un’attività di monitoraggio costante, con aggiustamenti e correzioni continui. Ricordiamo sempre: non accettare MAI la frase “abbiamo sempre fatto così” quindi teniamo sotto controllo i KPI e lavoriamo per l’ottimizzazione continua.
C.B. giugno 2026
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