La volta scorsa abbiamo parlato dell’Emergenza e del Piano per garantire la Continuità delle Operazioni: si tratta di eventi, come l’allagamento descritto nella foto a corredo dell’articolo precedente, impattanti sulle attività ma per loro natura, entità e portata non arrivano a bloccare completamente l’azienda e possono essere risolti con le opportune azioni e danni limitati.
Oggi invece parliamo della Crisi e cioè il Disastro ovvero quello che gli assicuratori chiamano "Evento Catastrofale": una situazione molto più grave, più estesa e con conseguenze economicamente pesanti e di lunga durata che, se non sono gestite al meglio, portano ad un forte ridimensionamento dell’azienda o persino alla bancarotta.
In questi casi l'azienda si doterà di un Piano di Recupero Post-Catastrofe per rimettere in funzione la "macchina" nel più breve tempo possibile salvando il salvabile.
L’esempio della foto a corredo di questo articolo è eloquente: l’incendio che brucia completamente un magazzino e la merce in esso contenuta; l’azienda si trova senza prodotto e ci possono volere mesi per ricostruire le scorte.
Non stiamo più intervenendo per limitare il danno, come nel Piano per la Continuità Operativa, ma stiamo cercando di salvare il salvabile sapendo che una buona parte è - potenzialmente - già perduta.
Un Disaster Recovery Plan parte dal presupposto che l’evento catastrofale sia avvenuto e analizza gli impatti sulle diverse aree dell’azienda: non cerca di impedire il fatto che blocca l'azienda ma di rimediare e far ripartire le attività.
- Identificare gli eventi che possono causare il fermo delle attività e l’impatto per macro aree (magazzino semilavorati, produzione, centro logistico …)
- Definire le azioni per “rimettere in piedi” e gli obbiettivi temporali per completare l’attività. Si presuppone che fino a quel momento le attività sono completamente ferme o quasi …
- Stima previsionale dell’impatto economico dell’evento catastrofale comprese le risorse aggiuntive che vanno destinate alla realizzazione del Piano di Recupero
- Elenco delle persone coinvolte nel Piano e dettaglio della funzione, incluso quello importantissimo che deve “suonare l’allarme” dichiarando il Disastro avviando il meccanismo
- Calendario degli aggiornamenti e delle simulazioni
L’analisi del Piano di Recupero Post-Catastrofe si incrocia con la Prevenzione Rischi: edilizia antisismica, antincendio, prenzione contaminazione eccetera
Un piano analogo viene fatto per il
settore IT ma considerando scenari differenti: ogni sistema dovrebbe avere
backup multipli delocalizzati anche in cloud quindi, se l’IT è configurato correttamente, un tentativo di hackeraggio si risolve con i nodi che vanno in autoprotezione isolandosi;
i tecnici dovranno lavorare per far ripartire il sistema nelle tempistiche assegnate e recuperare ed organizzare i dati tra l'ultimo backup e l'evento catastrofale
La possibilità di perdita massiccia di dati IT per attacco hacker è inferiore a quella di causata da un
errore umano o sabotaggio: per questo devono essere implementate delle policy "robuste".
Le raccomandazioni di Euroservices, sul mercato da oltre 30 anni come fornitore di servizi in outsourcing per il magazzino, sono simili a quelle del Piano per la Continuità:
- il piano deve essere studiato per la situazione reale dell’azienda, quindi senza fare copia - incolla con il piano di un'altra azienda
- le procedure devono essere chiare e condivise
- il personale deve essere addestrato e dimostrarsi adeguato per la responsabilità assegnata, che spesso include anche la messa in sicurezza di persone e cose
- la revisione delle procedure e le simulazioni vanno documentate
Com’è la realtà italiana ? Le imprese di grandi dimensioni, soprattutto multinazionali, hanno Piani di Recupero Post-Catastrofe solidi mentre – purtroppo – almeno il 50% delle PMI non ha un Piano che indichi come far ripartire l’Azienda dopo un evento catastrofale …
C.B. febbraio 2026