I dati dell’e-commerce mostrano che il 70% dei “carrelli” viene abbandonato senza passare alla successiva fase di acquisto
Potenziali acquirenti hanno investito tempo per navigare sul nostro sito, hanno interagito con la pagina, hanno scrollato tra le recensioni, hanno identifcato uno o più prodotti, hanno letto la descrizione e le caratteristiche tecniche, hanno osservato le foto, hanno scelto il prodotto cliccandolo e mettendolo nel carrello ma, alla fine, lasciano perdere.
Vediamo alcuni scenari
1.
Il consumatore finalmente ha trovato quel prodotto che cercava da tempo: prezzo e data di consegna sono accettabili quindi procede all’acquisto mettendolo nel carrello.
Al check-out – con grande sorpresa – vede che il costo totale è di molto superiore perchè sono state aggiunte le spese di spedizione, imposte e le tasse per l’importazione mentre il prezzo del prodotto è rimasto invariato.
Per piccoli colli con corriere nazionale si tratta di una manciata di Euro, ma per oggetti delicati si può arrivare a pagare oltre 100 Euro per imballo e spedizione.
Le statistiche sono impietose: a questo punto il consumatore prova frustrazione e abbandona il carrello alla ricerca di alternative con consegna gratuita e/o da fornitori in aree geografiche che permettano di risparmiare tasse ed imposte. Il tasso di abbandono definitivo per questo motivo specifico è di oltre il 50%.
2.
Il consumatore è su un sito a lui sconosciuto perché ha trovato l’occasione che cercava magari presso una piccola attività che preferisce disintermediare anche per motivi etici.
All’atto del pagamento il sito offre un’esperienza che genera ansia ed incertezza: design povero, interfacce obsolete, funzionamento a singhiozzo, refresh lento. Il consumatore perde fiducia e – temendo truffe informatiche – abbandona e rinuncia all’acquisto.
3.
Varianti del punto precedente:
il sito offre solo un tipo di pagamento mentre il consumatore vorrebbe pagare con sistemi di pagamento alternativi alla classica carta di credito come – ad esempio – ApplePay, PayPal, Google Pay, SatisPay e così via. Non trovando la soluzione preferita, il consumatore abbandona.
il checkout è eccessivamente complesso con richieste complicate di inserimento dati e/o troppe pagine aperte con l’utente “sballottato” su altri siti: l’esperienza di acquisto peggiora e questo porta a riconsiderare le priorità, portando all’abbandono.
4.
La carta di credito viene rifiutata: può essere un errore di digitazione da parte del consumatore (sempre più raro grazie all’inserimento automatico) ma anche errori del sistema o un “eccesso di zelo” da parte dei sistemi antifrode. Anche se il rifiuto non è addebitabile al venditore l’esperienza di acquisto ne risente e alla fine il consumatore preferisce abbandonare il carrello anziché riprovare.
Soluzioni: affidarsi a partner seri che possono offrire un servizio affidabile e di alta qualità; indicare chiaramente e da subito sul sito se ci saranno tasse, imposte e costi di imballo e trasporto, senza attendere il checkout; avere un sito chiaro e pratico con server veloce a prova di crash
C.B. settembre 2026
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