I dati del magazzino sono preziosissimi per l’azienda che non può permettersi di perderli: in caso di compromissione di dati lo scenario più conservativo vede il magazzino costretto a lavorare il modalità “manuale”, che equivale ad un rallentamento drastico arrivando anche al fermo delle attività per alcune ore sino a quando il backup non viene in soccorso; nei casi peggiori invece si deve ripartire da zero inputando ogni codice a mano.
All’atto pratico abbiamo il pickerista che deve cercare la posizione “a memoria” e leggere i codici uno per uno, chi deve fare i riordini che pianifica “a sentimento”, il mulettista che stocca la merce in arrivo che la posizionerà “seguendo il buon senso” e, infine, chi prepara bolle e fatture che scrive tutto manualmente.
Le cause della perdita di dati possono essere le più diverse: dall’attacco informatico, spesso accompagnato ad una richiesta di riscatto, alla rottura del supporto, dall’evento catastrofale (incendio, furto, allagamento) all’azione del singolo (involontaria o intenzionale).
Tralasciando le protezioni informatiche contro hacker e sabotaggi, oggi parliamo del c.d. backup dei dati: la massa delle informazioni viene riprodotta in una o più copie “di salvataggio” da gestire con vere e proprie strategie.
La più semplice è detta “3-2-1” teorizzata nel 2009 dallo statunitense Peter Krogh: un fotografo che la applicava agli archivi di immagini digitali, presto divenuta lo standard industrale moderno. Questa strategia prevede che:
- devono esserci 3 copie identiche dei dati: l’originale + 2 di riserva (backup).
- le copie di backup dovranno essere salvate su 2 tipologie differenti di supporto: ad esempio nastro magnetico e CD
- delle due copie di backup almeno 1 deve essere custodita in un luogo fisicamente separato dall'originale
Questa strategia offre una protezione molto elevata con impegno e costi contenuti: il sistema deve fare copie in automatico con cadenza regolare; la cadenza settimanale è quella più diffusa nelle realtà che considerano accettabile la perdita di dati fino a 5 giorni lavorativi altrimenti dovrà essere più frequente; in molti casi è necessario salvare i dati con cadenza oraria.
È importante ricordare che il backup è una “fotografia” della situazione, che di solito viene presa “a bocce ferme” o durante un momento in cui l’attività è ridotta. In ogni caso tra il momento in cui viene fatto il backup e quando accade la perdita di informazioni la situazione del magazzino è cambiata: andranno quindi fatte le dovute analisi per aggiornare e riconciliare i dati.
L’evoluzione tecnologica, in particolare la disponibilità di reti di trasmissione dati ad alta velocità, ha permesso la diffusione del salvataggio dati nel Cloud: una servizio informatico che prevede il salvataggio dei dati in un server indipendente gestito da un’azienda terza; il fornitore del servizio di archiviazione in Cloud assolve pienamente all’esigenza di avere le informazioni salvate “in remoto”.
L’archiviazione in Cloud dei dati tuttavia resta esposta agli attacchi informatici più aggressivi che possono superare le barriere di controllo standard; questo ha portato all’elaborazione di nuove strategie:
“3-2-1-1”
- come la precedente ma si aggiunge una copia ulteriore “remota” che, anche se in cloud, avrà le caratteristiche di “non modificabilità” grazie ad una protezione informatica o separazione fisica del blocco di archiviazione
“3-2-1-1-0”
- all’architettura precedente (“3-2-1” + 1 “non modificabile”) si aggiunge un controllo di coerenza tra i dati che si sono archiviati nei diversi passaggi e si simula un'azione di recupero: l’operazione di backup si considera completata solo se nella verifica ci sono stati “zero errori”; altrimenti si riparte da capo individuando ed eliminando il difetto.
Il motivo che ha portato a questa procedura, lunga e costosa, è che spesso quando le copie di backup “tradizionali” vengono utilizzate per ripristinare dopo un evento catastrofale, non sono sempre integre ed utilizzabili immediatamente ma c’è bisogno di metterci mano, allungando i tempi.
Qual è la strategia migliore ?
Non è la domanda giusta; bisognerebbe chiedersi: “qual è la soluzione adatta alla nostra azienda ?”
La 3-2-1 resta una strategia valida per la maggior parte delle aziende.
Al contrario, la “3-2-1-1” e la “3-2-1-1-0” sono adatte alle realtà dove il piano di continuità aziendale (in inglese Disaster Recovery Plan) non possa accettare nessun rischio né ritardi nel ripristino dei dati e/o la loro adozione sia obbligatoria per Contratto o richiesta dalla Normativa (pubblica amministrazione, banche, fornitura al settore Difesa o Aerospaziale, protezione dati personali o sensibili eccetera).
Il maggior costo per aggiungere la parte “non modificabile” e l'eventuale simulazione di ripristino è dovuto al fatto che sono servizi particolari che non tutti offrono e richiede risorse, hardware e software dedicate.
C.B. luglio 2026